| Si può fare: la (rin)corsa di Walter Veltroni |
| Scritto da Francesco Persili | |||
| Monday 11 February 2008 | |||
Ridurre le tasse e aumentare i salari? Si può fare. Walter Veltroni lancia la (rin)corsa del Partito democratico dalla terrazza dell’eremo di San Girolamo a Spello (Perugia). Le note della jovanottiana ”Mi fido di te” introducono le parole del segretario del Pd che apre la campagna elettorale all’insegna della sfida e del coraggio. Ispirato da Lorenzo Cherubini ma anche da Francesco De Gregori, che da queste parti è di casa, il sindaco di Roma intona il suo viva l’Italia: ”Bisogna sbloccare il Paese, tornare ad avere fiducia nel futuro – scandisce l’Obama bianco- è necessario ritrovare l’orgoglio di essere italiani”.
Dialogo e innovazione, cambiamento e riforme. Dal cuore verde dell’Italia, Veltroni insiste sulla speranza di una politica nuova (”Ora bisogna mettersi in cammino, non ci sono due Italie separate da muri invisibili”) e rilancia su un modello di qualità che tenga insieme crescita e coesione sociale, progresso e ambientalismo del fare. L’ex direttore dell’Unità assicura che il Partito democratico è nato per unire (”L’odio e le divisioni di questi anni ci hanno fatto perdere occasioni importanti”) e per decidere. Sottolineando l’incapacità delle coalizioni in questi anni di uscire dallo scontro ideologico e di sciogliere i nodi strutturali dell’economia, Veltroni rileva che ”nessuno dei due schieramenti è riuscito a vincere per due volte di seguito perchè ha deluso le aspettative degli italiani”. Il segretario del Pd rivendica la scelta coraggiosa di ”correre non da soli, ma liberi” e punge (senza mai nominarlo) Silvio Berlusconi: ”Il centrodestra sembra preoccupato più di come vincere che di stabilire perché vincere”. Batte con forza sulla rottura e introduce l’elemento della novità rispetto all’eterno ritorno del Cavaliere (la quinta volta in quindici anni): ”Hanno già governato l’Italia – ammonisce Veltroni - e propongono di tornare a farlo esattamente con gli stessi di prima”.
L’ex segretario dei Ds dà fondo al suo repertorio di ideali e mitologie sentimentali. Intreccia suggestioni obamiane con il gramsciano ottimismo della volontà, il sogno kennedyano con il senso di responsabilità di Aldo Moro. Bella politica e meraviglia della concretezza. Veltroni la mette giù dura: ”Mi candido a guidare questo Paese non per coprire una carica ma per cambiarlo”. Più che nuova stagione, la quarta via del riformismo. Visione, valori, passione e leadership. Il segretario del Pd annuncia che s’impegnerà per risolvere l’incubo della precarietà (”che ha rubato il futuro a una generazione”) e fa capire che ascolterà sia gli operai che gli imprenditori. Parla di made in Italy, soft economy e patriottismo dolce davanti a un concentratissimo Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd. Seduti nelle prime file i Veltro-boys sottolineano i passaggi più significativi del discorso con applausi e sventolii di cartelloni verdi che fanno molto Democratic Party. A loro si rivolge Veltroni quando promette di liberare le energie e valorizzare i talenti migliori del nostro Paese perché l’obiettivo è ambizioso: ”Rimettere in moto l’ascensore sociale”. Ma il candidato premier non dimentica chi ha fatto l’Italia, chi l’ha difesa dal nazifascismo e chi l’ha ricostruita. ”E’ la politica che deve cambiare in meglio perché è solo un mezzo e non un fine”, ricorda Veltroni che stuzzica ancora Berlusconi, e lo slogan (Rialzati, Italia) scelto dal leader del Pdl per la campagna elettorale: ”Non è Italia che si deve rialzare, semmai la politica, gli italiani sanno stare in piedi da soli”. Ma sul programma di governo bisognerà aspettare l’assemblea costituente del Pd, il candidato premier democratico lo sa e gioca d’anticipo: ”Grazie al risanamento portato avanti dal governo Prodi oggi è possibile venire incontro agli italiani con l'aumento dei salari e la riduzione delle tasse». Pagare meno, pagare tutti. Veltroni propone una politica fiscale equa e non fondata sulla tassazione selvaggia. Massimo D’Alema si liscia il baffo: ”Se mette in campo azzardo e innovazione, Walter può ribaltare il pronostico”. Intanto il candidato premier si porta avanti con il lavoro. Girerà in pullman tutte le province della Penisola e racconterà la sua idea di Italia (”serena, moderna, veloce e giusta”). Veltroni fa il pieno di speranza e si prende in braccio le sue concrete utopie. Il desiderio di cambiamento, la voglia di futuro. La (rin)corsa parte dai 3 milioni e mezzo di persone delle primarie e da una visione nuova. Non più quale partito, ma quale Paese. Coraggio, si può fare.
Powered by AkoComment 2.0 (with alikon audioantispambot!) |
|||
| Ultimo aggiornamento ( Monday 11 February 2008 ) |