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Avenue Q. La precarietà è un gioco da pupazzi
Scritto da Marcello Franciosa
Saturday 24 October 2009
In
scena al Teatro Olimpico fino al 1 novembre Avenue Qvia
della sfiga è un musical di origine propriamente statunitense
sia nei contenuti che nella vita quotidiana che racconta. In patria
ha debuttato nel 2003 registrando un successo crescente, dall’esordio
off-Broadway fino a fortunate tournèe in Inghilterra e in altri
paesi.
In Italia lo possiamo ammirare tradotto dal regista Stefano
Genovese e dalla sua compagnia di bravissimi attori.
Rispetto ad altri musical che raccontano i sogni e la realtà
dei ragazzi in età da realizzazione trova la sua differenza principale e
divertente nell’uso a vista di pupazzi-marionette, disegnati dal geniale Arturo
Brachetti.
Si tratta dei cosiddetti “pelosi”, doppi dell’attore che può
così nascondersi e avvalersi di un aiutante divertente, che amplifica le sue
intenzioni ed espressioni, rendendo la scena ancora più colorata ed esilarante.
La città di ambientazione è la multietnica New York. Il
luogo dell’azione è un condominio dove un gruppo di ragazzi di varia
provenienza sociale e geografica condivide sogni, fallimenti, fantasie
erotiche, relazioni concilianti, burrascose, ambiguità sessuali.
Sullo sfondo, la precarietà di un’intera generazione,
preparata, laureata e immancabilmente disoccupata o comunque sempre occupata in
posti che mai avrebbe sognato e voluto ricoprire.
Ecco quindi che chi sogna di fare il comico diventa un
consulente, chi vuol fare la psicologa si rassegna a dare marziali e divertenti
lezioni a suoi pelosi coinquilini.
Portinaio dello stabile in Avenue Q è un invecchiato Arnold, non l’attore Gary Coleman ma un
suo clone, scontento perché ha realizzato i suoi sogni troppo presto e ora si accontenta
di vivere alla giornata, dispensando a tutti i suoi schietti consigli.
La scenografia ritrae gli esterni del condominio. Al piano
superiore, in trasparenza, la band che accompagna gli attori pupazzi cantanti,
tutti dotati di voci molto potenti e pulite in perfetto stile Broadway.
Lo spettacolo scorre via scanzonato e leggerissimo,
scegliendo di non entrare nel vivo dei problemi contemporanei, ma usandoli come
semplice pretesto per tessere una storia conciliatoria in cui alla fine tutto
si appiana nel nome della solidarietà amicale e dell’onnipresente “prendila come
viene, per ora è così”.
E Avenue Qvia della sfiga va vissuto in questo
modo, come intrattenimento riuscito per non starci troppo a pensare.
Basato sul concept originale di Robert Lopez e Jeff Marx.