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Qpga: Il volo di Claudio Baglioni e quei sogni di periferia PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Persili   
Thursday 13 November 2008
qpga.jpgNon ha fatto il ‘68, ma di quell’anno ricorda il coraggio di andare oltre e la gente che sognava «e sognava insieme». Allora Claudio Baglioni era un ragazzo della periferia romana. Montesacro, Centocelle, quei quartieri dove si mette l’orecchio a terra e si ascolta la voce della realtà. Lui ci metteva le note, e andava a caccia di un suo posto nel mondo, come chi prendeva un treno per avere una vita migliore. Come avevano fatto i suoi genitori, come molte storie che riuscivano a diventare possibili in quell’Italia operosa e gagliarda.
Rispetto ad oggi, tutta un’altra musica. A Valle Giulia ci è passato anche il giovane Claudio, certo, ma perché si era iscritto alla facoltà di architettura. Era lì che studiava e guardava il cielo. Cantare era la sua fantasia al potere. Avere tutto e niente restava la sua forza e il suo limite. Di sicuro, la sua Libertà. «Una pizza dal Sor Pietro e una corsa a Porta Pia», altro che terza via. Meglio una canzone, e una chitarra delle parole vuote dell’ideologia. Niente eskimo, niente pugni chiusi, piuttosto ci si perdeva «dentro il rosso di un tramonto» e si inciampava «dentro un bacio all’improvviso». Lungo er Tevere che andava lento lento si tirava l’alba. Si aspettava il primo sole, mentre il movimento arrivava come un suono lontano. La rivoluzione per Claudio «era anche solo mettersi un vestito color prugna e andare a una festa ai Parioli, era uscire dal proprio mondo e volare». Magari andarsene in Polonia, fare concerti, guadagnare come un ingegnere. E poi tornare in Italia. Ricominciare da capo, fare un disco, e ritrovarsi primo in classifica. Anno di grazia, 1972.
È una storia di ieri ma parla di futuro di speranza. E di un’idea che resiste al tempo, e nel  tempo si allarga fino a diventare colonna sonora, racconto generazionale, epica di costume, modo di dire. Questo Piccolo Grande Amore non è solo la canzone del secolo, è il primo concept album della musica popolare italiana. È il brano più amato dopo Volare, una suite che tiene dentro un romanzo popolare. La maglietta fina, il fuoco, l’estate. Le adolescenze tenere ed euforiche che finiscono a far l’amore giù al faro, e gli amori che arrivano come un’onda e dalla stessa onda vengono spazzati via. Resta il falò delle vanità ideologiche e l’insostenibile voglia di «cose proibite». Per questo la canzone del secolo fu censurata e l’essere nudi divenne essere soli e le cose proibite lasciarono il posto a un paio di «scarpe bagnate». Il brano portò polemiche e ironie su Baglioni. Cantautore non impegnato, ragazzo «di pianura», per nulla allineato, cantore degli amorazzi da fumetto e di un certo romanticismo languido, per certa vulgata critica, un filo sfigato. Intorno alla maglietta fina nacquero mitologie e leggende. Si preferì guardare il mare, i giochi e le fate, piuttosto che la struttura del disco. Già dalla copertina di ispirazione beatlesiana, Questo piccolo grande amore è stato un tentativo di fare di più.
Per essere il disco delle origini aveva l’ambizione di essere un’opera pop. Una ricerca  d’avanguardia che inseriva la dimensione musicale in una narrazione spettacolare, unendo canzone e teatro, come andava di moda allora. Ne uscì un carrozzone di sentimenti e buone intenzioni che metteva in musica le ribellioni giovanili, il mood contestatario (il disco si apriva con il brano In viaggio, poi tolto dalla Rca) e tutte le fatiche della costruzione di un amore. L’inizio, la prima volta, gli amici, l’imprevisto, la cartolina rosa, il ritorno, il tradimento, e il finalone malinconico. Ma non solo, c’erano i conflitti padri-figli, le differenze sociali, le distanze tra i salotti dell’intellighenzia borghese e i buoni valori della periferia, e poi loro, quei ragazzi che non si rassegnavano a restare ai margini. Facevano girare l’immaginazione e bruciavano di rabbia e di sogni. Sogni collettivi, sogni che misuravano la temperatura culturale di un’epoca. Sogni grandi e proibiti nell’Italia che vedeva svanire l’illusoria felicità del miracolo economico. Hanno sognato «anche per quelli che sono venuti dopo», ha detto l’artista romano. Curioso come la magia di questo album non si disperda nel tempo e ritorni con una nuova stagione di cambiamento.
Trentasei anni dopo Questo Piccolo Grande Amore è la nuova rappresentazione con la quale Claudio Baglioni torna ad esibirsi. Un’anteprima delle quattro parti che compongono il progetto multimediale Qpga: un nuovo doppio album (42 tracce, 30 ospiti, 4 inediti), un romanzo (in uscita per Mondadori), un film (diretto da Riccardo Donna con Mary Petruolo nel ruolo della protagonista), una serie di concerti (fino al 22 novembre all’Allianz di Assago, Milano, poi a Roma Gran Teatro e a Napoli PalaPartenope).
Musica, ricordi, immagini, parole. Quattro piccoli grandi amori. «Forme nuove, rimaste confinate nel mondo delle idee  - ha spiegato Baglioni - fino a quando con la complicità di un vecchio taccuino di appunti ho sentito che era giunto il momento di accogliere il richiamo di quelle anime troppo a lungo trascurate». Perché per l’artista romano la canzone del secolo è stata una fortuna e una condanna. Ci ha litigato, ne è rimasto prigioniero. Non l’ha fatta più, l’ha fatta reggae, l’ha detestata, l’ha resa irriconoscibile fin quando una signora non gli ha detto a brutto muso di cantarla così com’è «perché questa canzone non appartiene più a Claudio Baglioni ma a tutti».
Così Qpga prende la forma di un iceberg «che nasconde sotto la superficie la parte più grande, più profonda, quella che a prima vista non si vede». Un linguaggio condiviso e un modo diverso di raccontare quel piccolo grande amore «che non dura tutta la vita ma te la cambia per sempre». Ora come allora il cambiamento è il suono di una nuova musica che ti spinge a fare di più, a non rassegnarti a chi ti vuole in silenzio e ai margini. Oggi la speranza scandisce il nuovo tempo della Storia, il prugna è tornato di moda, e i ragazzi scendono in piazza per avere una vita migliore. Mentre Claudio Baglioni sta sempre lì che canta di piccoli e grandi amori incerti come il futuro. Ma dietro quella maglietta fina, resta la potenza di una storia. La storia di quel ragazzo di periferia che è andato oltre e ha preso il volo. E l’ha fatto insieme ai suoi sogni.

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Ultimo aggiornamento ( Saturday 15 November 2008 )
 
 
     
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