Vita e poesia si fondono
in “Bothanica”, l’ultimo attesissimo spettacolo di Moses Pendleton, geniale
regista e coreografo statunitense, inventore dei Momix, che si è ispirato, per
la sua nuova performance, alle “Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi. Presentato
in prima mondiale il 10 febbraio dello scorso anno al teatro EuropAuditorium di
Bologna, “Bothanica” è giunto finalmente nella Capitale dopo un tour di sedici
settimane nelle principali città italiane, con intermezzi di applausi al Joyce Theatre di New York (a maggio), a Santiago del Cile (a
giugno) e al Teatro del Canal di Madrid (a dicembre), registrando ovunque il
tutto esaurito e un grandissimo successo di pubblico e critica.
Un attore intenso e appassionato, una musica raffinata e avvolgente, una location raccolta e suggestiva, un testo colto e ironico: sono gli ingredienti perfettamente amalgamati da Giovanni Scifoni che fanno di Le ultime sette parole di Cristo un piccolo gioiello teatrale assolutamente da non perdere. In scena alla Cappella Orsini ogni domenica e lunedì, lo spettacolo prende spunto dall’ antica tradizione, in uso durante la liturgia del venerdì santo, che prevedeva che le vetrate della cattedrale di Cadice venissero oscurate per creare il buio, l’eclissi, come narrato nel Vangelo.
Come la maturità e l’interiorità di Mr. Rochester avevano sedotto l’anima di Jane Eyre nel popolare romanzo di Charlotte Brontë, così la “capacità di stare al mondo” di David aveva catturato i desideri di Jenny. All’inizio degli anni Sessanta, Jenny è un’adolescente brillante, eccellente studentessa, appassionata di arte, letteratura e musica. Vive, nei sobborghi londinesi della working class, con due genitori austeri e dalle vedute ristrette, che però hanno riposto in lei tutti i loro sogni. La giovane sta per concludere il liceo con l’unico scopo di poter entrare nella prestigiosa università di Oxford, dove non vede l’ora di poter fare le “scoperte” della vita e poter finalmente affrancarsi da un’esistenza mediocre e noiosa.
Uno studio condotto
da una università americana ha dimostrato che tra i mezzi di comunicazione
abitualmente utilizzati quello che più facilmente si presta alla menzogna è il
telefono. Contrariamente all'assunto secondo cui la voce rivela una parte della
verità, e quindi modo migliore per mentire dovrebbe essere la lettera (tanto
più che può essere composta facilmente con aiuti elettronici come e-mail), lo
studio dimostra come le bugie per e-mail sono solo il 14%, salgono al 27% nelle
chat, e si attestano a uno stupefacente 38% nelle normali chiamate telefoniche.
La cornetta sembra proprio la tana della menzogna.
Un
libro che ha l’anima. “Meglio dirlo subito. Curiosità, passione, ironia sono
gli elementi che meglio caratterizzano la scrittura di Benedetta” dice nella
prefazione il prof R. Maragliano. Ogni pagina di “Non siamo figli
contro-figure” sembra immettersi perfettamente nel dibattito degli ultimi
periodi. Vi ricordate “Figlio mio, lascia l’Italia” e la risposta del
Presidente della Repubblica Napolitano, “Non andatevene, saremo un grande
Paese”?
Rosarno, nelle ultime settimane, per i tristi noti motivi, è stata al centro dell'attenzione nazionale. Importante dunque il valore simbolico della scelta dei due giornalisti della Gazzetta del Sud - Arcangelo Badolati e Giovanni Pastore - di presentare, sabato 6 febbraio, proprio in questa città della provincia di Reggio Calabria, il libro "Banditi e schiave" (Pellegrini Editore).